Oltre lo scontro epico tra tecno-entusiasti e tecno-scettici

Tra i vari campi di aspro confronto tra tecno-entusiasti e tecno-scettici nei passati decenni l’educazione è stata senza alcun dubbio uno degli agoni più frequentati[1]. Pur se le divergenze hanno assunto toni polemici a vari livelli di approfondimento, non è una querelle recente. Già agli inizi del secolo scorso  Thomas Alva Edison, l’insuperabile inventore di brevetti, non esitava a pronosticare che: “… the motion picture is destined to revolutionize our educational system and that in few years it will supplant largely, if not entirely, the use of textbooks[2]. Nell’istruzione le innovazioni tecnologiche hanno scosso opinioni consolidate, minacciato routine scolastiche, rimosso credenze diffuse e alimentato allarmi preoccupati sull’avvenire. Le promesse della transizione tecnologica sono state spesso altisonanti. Nel racconto nato dalla fantasia di Isaac Asimov si legge: “Margie scrisse perfino nel suo diario, quella sera. Sulla pagina che portava la data 17 maggio 2157, scrisse: ‘Oggi Tommy ha trovato un vero libro!’ “[3]. Non manca chi ha dipinto futuri alternativi alla scuola adombrando, come è avvenuto da Ivan Illich in poi, la caducità dei correnti sistemi di istruzione.

Nel tempo le scuole sono state invase dalle tecnologie con cospicui investimenti pubblici e le strutture amministrative sono state modernizzate. I big data disponibili e learning analytics[4], hanno aperto nuovi orizzonti di comprensione e di analisi dei processi.

Le promesse, troppo frettolosamente annunciate, sono state, tuttavia, ridimensionate dagli eventi. Il faticoso recupero del ritardo accumulato come è avvenuto per la scuola italiana[5], il sottoutilizzo delle tecnologie a disposizione delle scuole[6] e il relativo impatto sulle performance degli studenti[7] hanno attenuato la frenesia innovativa e procrastinato la denuncia di una scuola che ancora non c’è[8]. La visione più matura, più consapevole e più equilibrata che ne è seguita è stata, tuttavia, scossa dal recente esplodere della nuova stagione della Artificial Intelligence (AI) che ha minato alla radice i termini della questione, annunciando una svolta epocale.

Capro espiatorio e panacea: l’ambivalenza dell’educazione

Nel passato, come al presente, la scuola, e l’educazione in generale, sono talvolta indicate come il capro espiatorio per una pluralità di patologie sociali e culturali e, allo stesso tempo, la panacea per la loro cura. Per ogni problema sociale alla scuola si guarda come alla fonte di auspicabili soluzioni, prima ancora di interrogarsi sulla plausibilità delle attese e sulla loro praticabilità.

Un corollario di questa ambivalenza è l’annotazione ricorrente del ritardo della scuola, assunto come categoria di lettura di un presunto immobilismo. In verità l’educazione non si è mai rivelata indifferente ai cambiamenti epocali. Numerose sono le testimonianze di ruoli attivi delle istituzioni scolastiche a dimostrazione che la sottomissione alla forza degli eventi non è un destino indomabile e inevitabile. Alle pressanti e strutturali domande della crescente industrializzazione, ad esempio, la scuola ha risposto a tal punto che “the evolution of economic purposes for schooling was the single most important educational development of the twentieth century[9]. Al centro dei progetti di costruzione nazionale, da John Dewey in poi, l’educazione è stata vista come la strada maestra per la democrazia. Alla globalizzazione che ha investito l’economia e la cultura oltre i paesi occidentali ha corrisposto l’apertura di un’arena per le politiche educative senza barriere e con intense e feconde trame di confronto transnazionale e di apprendimento interattivo tra i sistemi di istruzione[10]. Alle dinamiche dell’emigrazione la risposta delle scuole non ha mancato di sviluppare decisi e significativi passi verso l’inclusione. Di fronte alle discriminazioni di ogni genere e al crescere della divaricazione sociale, economica e culturale, i sistemi scolastici hanno insistito sull’equità e sulle pari condizioni di istruzione, da anni scrupolosamente monitorati a livello comparativo, seppur con esiti diversi tra i vari paesi[11]. Il neoliberalismo che ha ispirato l’orizzonte politica in molti stativa, proprio sull’educazione ha rivelato le proprie potenzialità ma anche limiti radicali.[12] La recente esperienza della pandemia del Covid ha dimostrato quanto sia importante costruire resilienze di fronte agli shock futuri senza interrompere il progresso di lungo periodo delle società umane.[13]

Le ondate successive che hanno investito la scuola alterandone metodi, filosofie e cultura, hanno stimolato processi di reinterpretazione dei compiti anche attraverso il susseguirsi di generazioni di studenti con culture, motivazioni ed aspettative diverse. Nonostante queste traversie e turbolenze c’è una potente linea di continuità che permette, in campo educativo più che in altri, di leggere i classici trovandovi alimento per la mente. Risaliamo ad epoche lontane e rinnoviamo il pensiero per il presente. Una realtà pressoché unica: nessuno adotterebbe metodi, tecniche o convinzioni del lontano passato nel campo della medicina o dell’ingegneria. Le basi di partenza per affrontare nuove sfide, quindi, non mancano. Questa capacità adattiva nel saper reinterpretare la propria missione troverà il modo di prevalere anche in epoca di AI nelle sue diverse articolazioni di machine learning, deep learning e natural language processing?[14]

La svolta storica dell’AI e la scuola

Sotto la spinta dell’AI è ritornata alla ribalta la scommessa tecnologica considerata da numerosi esperti come evoluzione senza precedenti e con soluzione di continuità rispetto alle stagioni passate. Ricordandoci i punti di svolta disseminati nella storia dell’umanità in grado di mutare la vita individuale e collettiva Mustafa Suleyman, co-fondatore di DeepMind, società leader globale nell’AI, affianca la nuova stagione dell’AI alla scoperta del fuoco, alla costruzione della ruota, all’invenzione della scrittura e al suo insegnamento nelle scuole, all’uso dell’elettricità e alla sperimentazione del motore a scoppio.[15]

Attorno all’AI la messa in moto di soggetti collettivi, agenti di cambiamento, istituzioni internazionali è imponente. Così, ad esempio, il rilascio a fine 2022 del ChatGPT, primo strumento di facile uso di AI, è stato seguito da versioni più sofisticate e tutti i maggiori gruppi multinazionali della tecnologia sono in corsa e in accesa competizione.

L’AI pare essere diventata una emergenza globale, a livello nazionale e nell’area internazionale. La presa in carico della questione da parte dei governi con la istituzione di commissioni nazionali come nel Regno Unito e in Italia rivela l’ambizione di voler gestire il cambiamento anticipandone l’evoluzione senza attendere per reagire ex post. Se l’Unesco compila una Guidance for generative AI in education and research nel 2023, l’OECD ha attivato uno speciale AI Policy Observatory, oltre alla compilazione di rapporti tematici [16] e alla previsione per il 2025 di una edizione di PISA centrata sul Learning in the Digital World per valutare la capacità degli student di entrare “in an iterative process of knowledge building and problem solving using computational tools”.[17] La Commissione europea già nel 2018 ha esaminato l’impatto dell’AI sui sistemi di apprendimento e di insegnamento[18]  e il Parlamento europeo si è attivato per una regolazione condivisa[19].  Il Council of Europe ha affrontato l’esame dell’impatto sotto il profilo dei diritti umani[20]  A livello nazionale l’INDIRE è sceso in campo con l’European Digital Education Hub – Intelligenza Artificiale.[21]

Alla base di questa mobilitazione è la percezione di un impatto elevato ed estensivo dell’AI, determinante nel sostenere e sviluppare gli ambienti di apprendimento attraverso sistemi intelligenti di tutoraggio e modelli intelligenti di apprendimento collaborativo. Di breve durata è stata la prima reazione di carattere difensivo per l’uso distorto dell’AI, ad esempio da parte gli studenti in grado di minare i sistemi scolastici di valutazione. Senza rinnegarne i rischi, i benefici potenziali per l’educazione sono oggi al centro dell’attenzione. Ci si può interrogare se, pur rivelatisi “largely unprepared[22], i sistemi di educazione vedranno alterarsi la grammatica della scuola che ha più di 100 anni di storia, troveranno le strategie per implementare i benefici della transizione digitale e, soprattutto, saranno in grado di validare l’appropriatezza etica e pedagogica per l’educazione dei sistemi di AI.

La tradizione dei maestri autentici dell’educare

Le istituzioni educative riflettono culture professionali che mutano nel tempo. Le scuole, talvolta anche inconsciamente indifferenti e inavvertite, si sono rivelate smarrite, con l’affanno della ricorsa di fronte a rapidi cambiamenti. In passato le ipotesi alternative, in chiave tecnologica, alla scuola della tradizione si sono spesso arenate in episodi simbolici non rilevanti per i complessi sistemi di istruzione. Con l’irruente ingresso dell’AI sulla scena educativa la posta in gioco appare elevata e chiama in causa le risorse su cui le scuole possono contare.

La prima risorsa a cui l’educazione può attingere per far fronte in modo proattivo alle sfide epocali è nella propria storia e nel solco di capacità coltivate nel tempo. Se evitiamo una interpretazione meramente conservativa, è nelle proprie tradizioni che la scuola può trovare la leva su cui fondare la propria risposta ai mutamenti sconvolgenti annunciati e in corso con l’affermarsi dell’AI. In educazione, infatti, è possibile capitalizzare la sapienza accumulata negli anni e nelle stagioni attraversate. Contrariamente ad altri settori dell’attività umana l’eredità, dalle intuizioni alle teorie, dei maestri autentici dell’educare non tramonta. Dalla maieutica di Socrate alle intuizioni di Rousseau, dalle pedagogie medioevali alle recenti teorie dell’apprendimento, dall’apporto di Maria Montessori agli scossoni generati dell’abate di Barbiana, il bagaglio culturale e professionale è non solo ricco ad uno sguardo storico e stimolante per direzioni innovative imboccate. Rappresenta il capitale prezioso di orientamenti, di principi e di valori che nel tempo ha permesso di sopravvivere e di svilupparsi anche nelle turbolenze sociali e politiche che hanno scosso periodicamente le società umane. La storia delle idee pedagogiche non segnala accantonamenti, superamenti e abbandoni, bensì un processo cumulativo di prospettive che nascono in specifici contesti sociali e culturali ma generano prospettive di valore universale e compongono un sapere articolato generativo di nuove intuizioni e di successive reinterpretazioni componendo una eredità composita a cui attingere.

Questa linea di continuità emergente lungo i secoli pone al centro la persona e la sua crescita, allinea gli scavi compiuti sui processi di apprendimento e traccia le grammatiche dei sistemi scolastici, solo apparentemente molto disomogenei. Guardando al futuro le previsioni degli analisti sulle professioni del domani indicano nei servizi professionali alla persona, e tra questi l’educazione occupa un posto di assoluto rilievo, una ipotesi di permanenza, pur nella diversità dei contesti, dei metodi e delle tecniche di intervento.

Su questa base e con queste prospettive per il futuro quali sono i compiti dell’educazione di fronte all’AI?

Il compito dei professionisti dell’educazione

Nello scenario in movimento numerose le ipotesi in campo. Molti governi, quasi tutti, hanno lanciato strategie riguardanti il cambiamento tecnologico[23]. Per i campi identificati, l’apprendimento con l’AI, la conoscenza dell’AI e la preparazione per l’AI, i professionisti dell’educazione sono i primi attori di riferimento tenendo presenti le molteplici interconnessioni[24]. Anche se l’interazione tra l’AI e l’educazione rimane un’area ancora grigia, la necessità della rigenerazione professionale e di una nuova generazione di insegnanti è fondamentale.

Decenni di analisi delle politiche pubbliche in educazione hanno messo in evidenza il ruolo centrale di chi insegna in aula in tutti i processi di innovazione e in tutte le dinamiche di implementazione di decisioni politiche assunte dai governi o dalle burocrazie scolastiche. I futurologi possono esercitarsi a immaginare che cosa potrebbe succedere nelle scuole, nelle aule scolastiche, nei modi di accesso alla cultura e nei nuovi modelli di costruzione delle conoscenze. Ma per capire che cosa avviene realmente nella scuola e come l’Ai impatta nel concreto delle classi è indispensabile mettersi a fianco degli insegnanti nelle scuole e nelle aule. I docenti non sono la variabile statica in un mondo in rapida trasformazione.

La AI è presentata come la soluzione di molti problemi che i sistemi educativi incontrano, come la mancanza di insegnanti adeguatamente preparati, le performance carenti degli studenti, il gap crescente tra studenti provenienti da aree svantaggiate socialmente e culturalmente e studenti delle fasce agiate della popolazione. Alla visione ottimistica dell’AI come panacea per molte criticità sociali si oppone l’elenco dei i rischi connessi e dei pericoli che può portare al mondo del lavoro e alla creatività. L’impatto negativo può scaturire dagli errori e dalle distorsioni informative che caratterizzano Internet ma anche dal possibile attentato alla diversità di opinioni e alla marginalizzazione delle voci minoritarie con l’aggravamento della povertà digitale.

Ad un’analisi critica attenta non sfugge, inoltre, il fatto che gli algoritmi possono anche confermare pratiche pedagogiche povere ed elementari di trasmissione di contenuti predefiniti, piuttosto che adottare approcci innovativi[25]. Il frequente richiamo alla personalizzazione dell’insegnamento che l’AI potrebbe facilitare non può ignorare la concezione debole, spesso sottesa, centrata sulle diverse strade da seguire ma senza incidere sulla destinazione del viaggio che in genere i prodotti commerciali non prendono in considerazione[26]. Così come la dimensione collaborativa dell’insegnamento e dell’apprendimento è un altro nodo in attesa di essere adeguatamente affrontato. Al di là delle dichiarate intenzioni e della retorica che le accompagna si attendono evidenze metodologicamente raccolte di un significativo impatto del ricorso all’AI sui livelli di apprendimento degli studenti. Senza perdere di vista dinamiche più profonde quale il pericolo incombente di dissoluzione della sfera pubblica e della politica[27].

Rituale è la contrapposizione tra vantaggi e rischi, tra “opportunities as well as numerous threats[28]. Questo schema duale diffuso potrebbe nascondere la vera dialettica tra l’uomo produttore di beni e servizi e l’uomo come creatore di valori, capace di ambizioni e di potere, tra l’homo faber all’homo valens[29]. In questa ottica si apre una prospettiva promettente nella ricerca di ‘intermediatori’ umani tra le macchine e gli utenti per superare la mera contrapposizione evitando l’adesione acritica ma anche la condanna aprioristica. La vita umana, scriveva Romano Guardini,”sembra dominata dal dato di fatto degli opposti”[30]. Se invece di considerare la contraddizione tra gli opposti, l’educare e l’AI, si guarda in termini di opposizione polare, si apre un diverso orizzonte sulla realtà. La polarità complementare tra tecnologie e intenzioni educative è un rapporto dialettico che esclude la contraddizione. Il condizionamento è reciproco e i due poli si integrano positivamente, pur in tensione.

La dialettica della polarità è la strada seguita nella storia dell’educazione e la chiave della sua resistenza nel tempo. Nella riflessione pedagogica come nelle pratiche didattiche abbiamo testimonianze ricorrenti di opposti che si contradistinguono reciprocamente e si condizionano, evitando contraddizioni insanabili e opposizioni incomponibili.

Chi lavora direttamente con gli studenti è chiamato alla costruzione di ponti tra l’idea di educazione e le soluzioni tecnologiche. Il ruolo di mediazione richiede un impegno di reinterpretazione della missione della scuola nei successivi contesti tecnologici e il discernimento tra le potenzialità per l’apprendimento e i rischi di un adattamento recessivo. Questa è la prospettiva di lavoro nella transizione nel mondo dell’AI per contenere, se non escludere, il rischio potenziale che la AI può porre ai valori umanistici che hanno ispirato nella storia le imprese educative. Inclusione, equità, parità di genere, diversità linguistiche e culturali, pluralità di opinioni e la libertà di espressione, rispetto della persona sono categorie discriminanti nel ponderare l’appropriatezza delle nuove soluzioni tecnologiche che con l’AI stanno invadendo la nostra vita individuale e collettiva. Solo un forte richiamo al fine dell’educazione e al pieno sviluppo della persona umana può ricondurre anche l’AI ad un attrezzo, ad uno strumento di cui può servirsi la mente umana. L’opposizione polare, tuttavia, è un equilibrio mai compiutamente raggiunto, una dinamica sempre aperta e in divenire avendo presente uno spettro ampio di tempi, dagli interventi urgenti da varare a breve alle azioni prospettiche da mettere in moto per il lungo periodo.

Le priorità collettive d’azione

Se l’onda digitale annunciata invade il pianeta come uno tsunami, diventa cruciale, per la sopravvivenza, che l’educazione si riveli capace di orientare e di incidere, senza abdicare con la sottomissione alla propria natura. La persona umana è il riferimento soprattutto in un contesto in trasformazioni non prevedibili ben sapendo che dietro le macchine c’è l’uomo con le sue capacità, le sue valutazioni e le sue decisioni. Ma questo non può che avvenire in un quadro di assunzione di responsabilità delle società nel loro insieme, con alcuni nodi strategici da sciogliere.

La conoscenza è fonte di potere e il suo accrescimento non può che essere la base di partenza: non c’è solida strategia senza una solida piattaforma conoscitiva, costruita collettivamente e con un approccio interdisciplinare in grado di abbattere l’ignoranza. Solo demitizzando gli strumenti dell’AI, identificandone gli usi potenziali e discutendone le implicazioni etiche si possono mettere le persone in condizione di comprendere meglio e contribuire all’evolvere del paesaggio dell’AI per una società più consapevole e partecipativa.[31]

L’esperienza recente della pandemia Covid ha lasciato in eredità lezioni preziose su come far fronte all’imprevedibile e collaborare superando gelosie istituzionali e particolarismi nazionali. Le transizioni tecnologiche sono irte di ostacoli imprevisti e di cambi radicali di direzione con itinerari tracciati incrementalmente per tentativi ed errori. E non potrebbe essere diversamente. Saper imparare dagli errori, trarre lezioni dai fallimenti e correggere la rotta sono essenziali leve di successo.

Il dialogo tra educazione e AI non è solo questione metodologica o organizzativa interna al mondo delle scuole. Chiama in causa il futuro delle società umane, la garanzia della responsabilità collettiva e le trame della società dell’apprendimento. La posta in gioco è la capacità di “costruire assieme”, condizione per non essere travolti dai cambiamenti e per una svolta significativa di progresso, di benessere e di qualità complessiva della convivenza[32].

Da questo punto di vista la dimensione etica non può essere oscurata dalla ricerca del profitto che guida, come per tutte le ondate tecnologiche che abbiamo sperimentato, le grandi corporazioni. Trovare un equilibrio tra il ritorno atteso degli investimenti e il positivo contributo per la missione sociale sarà, probabilmente, la discriminante del cambiamento che ci attende. [33] è tempo di rendere visibili le buone pratiche possibili e le sperimentazioni in atto[34].

Ai governi, spesso in ritardo[35],  competono le regolazioni attese per il compiuto dispiegamento dell’educazione nel nuovo scenario tecnologico. Dai providers multinazionali si attende attenzione ai principi etici e alla dimensione pedagogica abbandonando il monopolio improprio dei computer scientists come è avvenuto, in passato, per favorire il dialogo produttivo delle costruzioni condivise.[36]

Se fallace è ogni tentativo di erigere un sistema difensivo contro l’imprevedibile e il non domabile, non c’è, tuttavia, spazio per una tranquilla via di uscita. La strada per fare scuola in epoca di AI, l’unica probabilmente possibile e auspicabile, è quella che mira al più avanzato equilibrio per le persone e per le comunità tra l’intenzione educativa umana e l’invenzione tecnologica. é il compito di base per chi intende la scuola come missione intelligente.

 

 

[1] L’estesa letteratura degli autori che hanno analizzato il ruolo delle tecnologie nell’istruzione ed elaborato proposte operative non è riassumibile in nota. Tra gli scettici, a titolo di esempio, si vedano Cl. Stoll, Confessioni di un eretico high-tech, Garzanti Milano 2001 e R. Simone, La Terza Fase. Forme di sapere che stiamo perdendo, Laterza, Bari 2002.

[2] Citato in Cuban L., Teachers and Machines: The Classroom of Technology since 1920, Teachers College Press, New York, 1986 p.9.

[3] Isaac Asimov, Chissà come si divertivano! , 1954.

[4] Per learning analitics si intende l’analisi dell’apprendimento con la misurazione, la raccolta, l’analisi e il reporting di dati sugli studenti e sui loro contesti. Un esempio è il portale Eduscopio della Fondazione G. Agnelli, iniziativa ormai consolidata di utilizzo del patrimonio di dati disponibili sulle performance degli studenti e, di conseguenza, delle singole istituzioni scolastiche del secondo ciclo di istruzione (https://eduscopio.it).

[5] OECD, Review of the Italian Strategy for Digital Schools, OECD Paris 2013.

[6] Cuban L., Oversold and Underused: Computers in the Classroom, Harvard University Press Cambridge (Mass) 2003.

[7] OECD, Students, Computers and Learning: Making the Connection, PISA, OECD Publishing, Paris 2015 https://doi.org/10.1787/9789264239555-en. “Overall, the evidence from PISA, as well as from more rigorously designed evaluations, suggests that solely increasing access to computers for students, at home or at school, is unlikely to result in significant improvements in education outcomes. Furthermore, both PISA data and the research evidence concur on the finding that the positive effects of computer use are specific –limited to certain outcomes, and to certain uses of computers” (p.163).

[8] Biondi G., La scuola che ancora non c’è. Dalla crisi del modello tayloristico alla scuola del futuro, Carocci, Roma 2021.

[9] Grubb W.N. e M. Lazerson, The Educational Gospel. The Economic Power of Schooling, Harvard University Press, Cambridge (Mass.), 2004 p.VII.

[10] Darling-Hammond L., The Flat World and Education, Teachers College. Columbia University New York 2010.

[11] OECD (2023), PISA 2022 Results (Volume I): The State of Learning and Equity in Education, PISA, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/53f23881-en.

[12] Si veda l’analisi di Henig J.R., Rethinking School Choice,Limits of the Market Metaphor, Princeton University Press, Princeton 1994.

[13] Cfr. Zhao Y., “COVID-19 as a catalyst for educational change”, Prospects, 49 (1) (2020): 19-33. https://doi. org/10.1007/s11125-020-09477-y. Mariapia Veladiano ha osservato che nella pandemia si è messo in opera “il più importante, spontaneo, collettivo corso di aggiornamento della scuola italiana” (Oggi c’è scuola. Un pensiero per tornare, ricostruire, cambiare, Solferino, Milano 2021 p.33).

[14] Il machine learning (ML) consiste di algoritmi che usano dati per identificare modelli successivamente rivisitati sulla base di nuove informazioni dati. Il deep learning utilizza grandi base dati per simulare e predire, ad esempio, gli esiti educativi. Il natural language processing (NLP) costruisce algoritmi per analizzare il linguaggio estraendone i significati.

[15] Suleyman M., The Coming Wave. Technology, Power, and the Twenty-First Century’s Greatest Dilemma, Crown, New York 2023.

[16] OECD, Digital Education Outlook 2021: pushing the frontiers with artificial intelligence, blockchain and robots, OECD Publishing, www.oecd.org/educational/.

[17] Cfr. https://www.oecd.org/pisa/innovation/learning-digital-world/.

[18] Tuomi I., Punie Y., Vuorikari R. and Cabrera M. (eds) (2018), The impact of artificial intelligence on learning, teaching, and education Joint Research, Centre, https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/5cb8eee3-e888-11e8-b690-01aa75ed71a1

[19] Cfr. Proposal for a Regulation of the European Parliament and of the Council laying down harmonized rules on artificial intelligence, {SEC(2021) 167 final} – {SWD(2021) 84 final} – {SWD(2021) 85 final}.

[20]Council of Europe, Artificial Intelligence and Education A critical view through the lens of human rights, democracy and the rule of law human rights, democracy and the rule of law, Strasbourg 2022.

[21] Cfr. https://www.indire.it/progetto/european-digital-education-hub-intelligenza-artificiale/.

[22] Unesco, 2023 p.3.

[23] Si veda il Piano strategico per la transizione digitale e la connettività del Paese, conosciuto come Italia Digitale 2026.

[24] Di interesse sono le audizioni relative all’indagine del Comitato di Vigilanza sull’attività di Documentazione della Camera dei deputati sul tema dell’Intelligenza Artificiale disponibili sul circuito web della Camera (https://comunicazione.camera.it/archivio-prima-pagina/19-32086)

[25] Council of Europe, op. cit. 2022, p.34.

[26] Council of Europe, op.cit. 2022 p.34.

[27] Si veda l’analisi penetrante del filosofo Byung-Chul Han  Infocrazia. Le nostre vite manipolate dalla rete, Einaudi, Torino 2023).

[28] Council of Europe, op.cit.2022, 2022 p.9.

[29] Ferraris M., “ChatGPT? Solo un attrezzo”, Corriere della sera, 7 dicembre 2023 p.44.

[30] Guardini R., L’opposizione polare. Saggio per una filosofia del concreto vivere, III Ediz. Morcelliana Brescia 2022, p.29.

[31] Si veda il documento redatto dal World Economic Forum (WEF) con 30 raccomandazione per guidare l’AI verso il progresso significativo per l’uomo (WEF, The Presidio Recommendations on Responsibile Generative AI, giugno 2023.

[32] Significativo, sotto questo profilo, il messaggio di Papa Francesco per la LVII Giornata Mondiale della Pace (1° gennaio 2024) che avverte che lo sviluppo dell’AI sarà positivo “solo se ci dimostreremo capaci di agire in modo responsabile e di rispettare valori umani fondamentali come l’inclusione, la trasparenza, la sicurezza, l’equità, la riservatezza e l’affidabilità”.

[33] Indicando la strada da percorrere Suleyman non ne nasconde le difficoltà (“I believe that figuring out ways to reconcile profit and social purpose in hybrid organizational structures is the best way to navigate the challenges that lie ahead, but making it work in practice is incredibly hard”: op.cit.2023 p.155).

[34] Suleyman cita esempi di tecnologie di servizio pubblico (pulizia degli oceani, cattura e immagazzinamento dell’anidride carbonica, robot divoratori di plastiche, fusione nucleare…) e tra le azioni sperimentali in corso l’istituzione da parte di Facebook del suo Oversight Board indipendente che offre consulenza per il governo della piattaforma e il diffondersi del ricorso alle strutture del B-Corp da parte di un numero crescente di grandi gruppi industriali (op.cit. 2023 pp.254ss).

[35] L’annotazione degli estensori della Guida dell’Unesco riflette preoccupazioni diffuse: “…despite calls for regulation from the AI industry itself, the drafting of legislation on the creation and use of all AI, including GenAI, often lags behind the rapid pace of development.” (2023 p.17).

[36] Council of Europe, op.cit. 2022 p.46.